Paese: INDIA.
La lotta all’inflazione record penalizza la crescita dell’economia. La politica monetaria frena l’attività economica
L’ottimismo sulla crescita economica in India sta venendo meno. Nel mese di settembre la produzione industriale della terza economia asiatica è diminuita al livello più basso dal marzo 2009. Lo ha rilevato l’indice Hsbc India Manufacturing Pmi sceso pericolosamente nel mese scorso a 50,4 punti, in prossimità dei 50 punti, livello spartiacque tra espansione e contrazione dell’attività industriale. Il rallentamento dell’attività economica è stato favorito dalla serie di aumenti dei tassi di interesse effettuati dalla Reserve Bank of India (Rbi) per cercare di frenare l’inflazione. Dal marzo 2010 la Banca centrale di Nuova Delhi è intervenuta per ben 12 volte alzando i tassi di interesse di 375 punti base. L’ultimo intervento di settembre ha portato i tassi di interesse all’8,25% ma ciononostante l’inflazione è rimasta su valori oltre il 9%, ben al di sopra del target della Rbi fissato al 4-4,5 per cento.
Stime di crescita riviste al ribasso
Alla luce di questo rallentamento non stupisce che il Fondo Monetario Internazionale, nel report World Economic Outlook di settembre, abbia ridimensionato le stime sulla crescita del Pil al 7,8% per l’anno in corso e al 7,5% nel 2012, contro le previsioni di giugno che volevano invece un progresso intorno all’8 per cento. Percentuali, queste, di gran lunga inferiori agli obbiettivi posti dal piano quinquennale del governo indiano, il quale si prefiggeva per la fine del 2011 una crescita della congiuntura al 9% e una media del 10% nel periodo dal 2012 al 2017, puntando soprattutto su un piano di infrastrutture da 1000 miliardi di dollari. Il mito della crescita esponenziale indiana si è dunque improvvisamente sgonfiato, e con esso sono diventate più prudenti le aperture del Paese asiatico verso un possibile contributo alla soluzione del debito dell’Eurozona. All’ultimo G20, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno dichiarato che il loro sostegno al Vecchio continente avverrà solo in maniera indiretta, tramite il conferimento di nuove risorse al Fondo Monetario Internazionale, e solo se l’Europa troverà presto una soluzione ai propri problemi. In ogni caso, come il governatore della Reserve Bank of India, Duvvuri Subbarao, ha tenuto a sottolineare, tale intervento sarà necessariamente limita to, perché anche i Paesi emergenti hanno bisogno a loro volta di risorse per contrastare la povertà.
Mercato azionario penalizzato dalle vendite
Il peso della politica monetaria restrittiva si è riflesso anche sul mercato azionario indiano. Basta guardare l’indice RBS India ADR/GDR TR, composto da dieci società ad alta capitalizzazione e liquidità quotate sui listini internazionali. Si tratta delle aziende più rappresentative del Paese come il gruppo HDFC Bank, la società farmaceutica Dr. Reddy’s Laboratories e il produttore di tecnologica Infosys. Da inizio anno questo paniere ha lasciato sul terreno circa il 30 per cento. A pesare sull’andamento del listino indiano hanno contribuito anche la difficile situazione finanziaria internazionale, che ha penalizzato i titoli bancari e il calo registrato del prezzo delle materie prime che ha frenato le società del settore presenti nel paniere. Per investire sull’indice India ADR/GDR TR, RBS mette a disposizione un certificato Benchmark e un certificato Benchmark Quanto.
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