lunedì 17 ottobre 2011

Il precipitare della situazione di Dexia

Il precipitare della situazione di Dexia ha acceso i riflettori anche su altri colossi francesi e tedeschi, evidenziandone le precarie condizioni di solvibilità, e ha causato un ulteriore rallentamento dell'attività interbancaria, dove si preferisce depositare la liquidità sul conto quasi infruttifero della BCE piuttosto che rischiare di finanziare qualche prossimo fallito.
La negatività della situazione bancaria europea ha paradossalmente fatto salire le borse e le quotazioni del settore bancario, poiché ha imposto ai big europei Merkel e Sarkozy di smettere di discutere sul risanamento dei bilanci pubblici degli altri e di pensare ai bilanci delle banche di casa propria. Si è allora materializzato l'evento che nei giorni precedenti veniva sdegnosamente negato e considerato una voce della speculazione per attaccare l'euro: la necessità di salvare le banche europee (loro usano il termine politically correct "ricapitalizzare").
L'incontro bilaterale, che nel week-end i due padroni d'Eurolandia hanno avuto, ha proprio voluto rassicurare i mercati che loro "stanno lavorando per noi" e proporranno entro un mese "una risposta globale, durevole e rapida alla crisi". Ovviamente quel che pensano gli altri 15 partner di Eurolandia è un fastidioso impiccio burocratico, come ha fatto trasparire Sarkozy per motivare la mancanza di indicazioni più precise ed il ritardo nella definizione concreta delle misure.
Quel che conta, d'altra parte, è la "piena sintonia di vedute" tra i due padroni d'Europa. La servitù si adeguerà nei tempi scanditi dalla burocrazia europea.
Sta di fatto comunque che nessuna proposta concreta è stata anticipata, ma solo tante parole (ancora…) per rassicurare. I mercati, che la scorsa settimana hanno rimbalzato sulle voci di un allargamento del fondo ESFS e di una sua metamorfosi per salvare anche le banche oltre gli stati, ora debbono decidere se continuare a credere alle promesse oppure prendere atto in modo devastante che il sistema bancario europeo è in gran parte insolvente.
Delle due ipotesi sembra si stia affermando la prima, anche perché l'occasione per capitolare il mercato l'ha già avuta sulla notizia del fallimento di Dexia e non l'ha voluta cogliere. Anzi, la scorsa settimana proprio Dexia è servita a rivelare un certo cambiamento di sentiment. Infatti quando i mercati in trend ribassista non accentuano i cali sulle cattive notizie è segno che c'è voglia di correggere gli eccessi ribassisti e recuperare almeno parte dei cali. Non mi stupirei pertanto se il volo delle banche iniziato la scorsa settimana dovesse proseguire proprio con il susseguirsi di notizie su problemi e crisi di liquidità per i grossi nomi del credito che dovessero arrivare nei prossimi giorni.
E' il classico tanto peggio, tanto meglio, che abbiamo già visto dopo il crack di Lehman, quando gli stati accorsero in soccorso delle banche in pieno credit crunch. Già allora la profusione di garanzie e salvataggi riuscì a fornire un vestito nuovo all'imperatore, a spese della collettività e portando al massacro gli stati meno virtuosi. Però le banche vennero rivestite e poterono tranquillamente ricominciare a riempirsi di cartaccia, fino a quando quest'anno non si ritrovarono nuovamente in mutande. Ma intanto per quasi due anni il sistema recuperò credibilità. Ora si ritenta lo stesso trucco, sperando che riesca come l'altra volta e nel frattempo garantisca la rielezione dei politici "salvatori del sistema". Ho l'impressione che questa volta dovremo attendere meno tempo per vedere il ragazzino della celebre fiaba di Andersen urlare "il re è nudo".

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