Dobbiamo ammettere che l'immagine è molto suggestiva e se ne può essere divertiti immaginando schiere di eccentrici miliardari che si danno appuntamento nel parterre di Palazzo Mezzanotte per accendere enormi sigari cubani con fasci di banconote da 500 euro.
A questo punto sorge però un interrogativo: se le giornate negative di Borsa corrispondono a veri e propri roghi di carta moneta, che cosa accade nelle giornate di contrattazioni su terreno positivo?
In questo senso i principali organi di comunicazione non si pronunciano e tendono ad essere molto più telegrafici nell'annunciare una giornata di Borsa positiva.
Affrontando il problema con maggiore serietà la questione da risolvere è se una serie di scambi sui mercati finanziari siano in grado di distruggere e ricostruire le ricchezze finanziarie del mondo.
Nel tentare di risolvere questo affascinante interrogativo un aiuto inaspettato giunge da un campo in cui gli strumenti finanziari hanno poco a che fare ma all'interno del quale sembrano adattarsi molto bene: la fisica.
Già da tempo, infatti, si tenta di intervenire su alcune problematiche tipiche della finanza attraverso lo sfruttamento di strumenti e nozioni che sono proprie di questa disciplina scientifica. Un esempio di applicazione molto ben riuscita è l'utilizzo dei modelli della fisica del caos per lo studio dei fenomeni delle bolle speculative.
Tornando alla nostra analisi, esiste una serie di scoperte scientifiche che possono venirci in aiuto per risolvere il dilemma sulla distruzione/creazione di capitali. Si tratta degli studi sul Principio di Conservazione dell'Energia.
Il Principio di Conservazione è uno dei punti cardine della fisica moderna e l'elaborazione della forma definitiva che oggi conosciamo è passata per più di 200 anni di sperimentazione scientifica.
Ritroviamo le sue origini nel 1772, quando Antoine Lavoisier dimostrò per via sperimentale come la materia non possa essere né creata né distrutta ma soltanto trasformata. Nella seconda metà dell'800 le ricerche di una serie di scienziati portarono alla conclusione che lo stesso principio scoperto sulla massa poteva essere applicato anche all'energia. Il vero anello di congiunzione tra queste due scoperte si ebbe poi all'inizio del XX secolo quando Albert Einstein, con la famosissima formula E = mc2 , scoprì che la materia è una particolare forma di energia.
Il Principio di Conservazione dell'Energia afferma che in un sistema isolato, non soggetto cioè all'interferenza di forze esterne, la quantità di energia totale (data sostanzialmente dalla somma dell'energia meccanica, termica elettromagnetica e dalla massa) rimane invariata nonostante le trasformazioni che le singole forme di energia possono subire.
In altre parole questo significa che in un sistema nel quale le energie presenti si modificano, tra le variazioni si instaura una compensazione che restituisce un effetto complessivo pari a zero.
Cerchiamo ora di trasferire questa visione del mondo all'universo dei mercati finanziari.
Per prima cosa dobbiamo prendere in considerazione l'equivalente di un sistema isolato, ovvero un mercato con un certo numero di partecipanti, che assumiamo fisso (non consentiamo cioè l'ingresso di nuovi partecipanti o l'uscita dei soggetti coinvolti), ciascuno in possesso di una determinata quantità di capitale che assumiamo venga interamente destinata alla negoziazione di valori mobiliari sul mercato oggetto d'esame.
Cerchiamo di chiarire questo concetto con un esempio: consideriamo quattro soggetti (A, B, C e D) dotati ciascuno di un capitale di 1000 €, che ipotizziamo interamente destinato alla negoziazione di strumenti finanziari su un mercato del quale sono gli unici partecipanti. Per facilitare la trattazione assumiamo che nonostante il ridotto numero di partecipanti il mercato sia dotato di una liquidità tale da garantire la continuità degli scambi.
Prima dell'avvio delle contrattazioni il capitale complessivo del mercato è pari a 4000 €. Dopo un determinato numero di sedute di scambio noteremo certamente delle variazioni, in positivo o negativo, del capitale dei singoli partecipanti. Per semplicità d'esempio ipotizziamo che la situazione patrimoniale dei quattro operatori sia così determinata:
A: 1200 €
B: 820€
C: 1030€
D: 950€
Calcolando il capitale complessivamente presente sul mercato notiamo che questo resta invariato, cioè pari a 4000 €.
Cerchiamo ora di generalizzare quanto osservato nell'esempio.
Partiamo nuovamente con il considerare un mercato isolato (dove, come già osservato opera un determinato numero di soggetti e non sono ammessi ritiri dei partecipanti coinvolti oppure ingressi di nuovi operatori) composto da n operatori, dotati ciascuno di un capitale ci destinato interamente agli scambi di valori mobiliari. Poniamo che la somma dei capitali di tutti gli operatori sia pari ad un valore C, ovvero
Dato che per le ipotesi di costruzione del mercato non si possono registrare flussi finanziari da o verso l'esterno il capitale complessivamente presente sul mercato resterà pari a C.
Forti di questa considerazione riscriviamo la formula della sommatoria del capitale:
che può essere anche scritta come
A questo punto, restando valida l'equazione
si ottiene che
La formula così ottenuta offre un'importante considerazione: le singole variazioni che interessano il capitale di ciascun operatore se considerate nella loro totalità si annullano. Questo significa che l'operatività sul mercato innesca un processo di redistribuzione della ricchezza, che portando variazioni più o meno marcate ai patrimoni dei singoli, conserva inalterato il valore dei capitali complessivamente immessi sul mercato.
Dato che le conclusioni a cui siamo giunti sono state ispirate direttamente da un importantissimo principio della fisica, possiamo permetterci di prenderne a prestito anche il nome e riferirci alle suddette formule come al Principio di Conservazione dei Capitali.
È quasi superfluo ricordare che la realtà in cui viviamo e ci troviamo ad operare è molto più complessa e costituita da Offerte Pubbliche, aumenti di capitale, dividendi e manovre di politica monetaria.
Proprio per l'impossibilità di imbrigliare le reali dinamiche di mercato in comodi modelli preconfezionati lo scopo dichiarato di questa breve trattazione sul Principio di Conservazione non vuole essere quello di dare una minuziosa descrizione dei meccanismi che muovono i mercati finanziari ma piuttosto quello di mostrare come sia azzardato riferirsi ai mercati come ad una Zecca di Stato: in Borsa nulla si crea e nulla si distrugge se non le ricchezze dei singoli operatori.
É per questo che pare opportuno tenere sempre bene a mente che il Principio di Conservazione dei Capitali non implica necessariamente il Principio di Conservazione della Ricchezza Privata.
Buon Trading a Tut
Nessun commento:
Posta un commento